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Cristo sull’asina

La scultura tardogotica rappresenta Cristo benedicente che a cavallo di un’asina entra trionfalmente a Gerusalemme dove viene accolto dalla folla festante (Matteo 21,1–9). Risale al XVI secolo e proviene dalla parrocchia Tannheim (Tirolo del nord).

Fin dal medioevo, soprattutto nei paesi di lingua tedesca, si diffonde l’uso di portare in processione la Domenica delle Palme una statua di questo tipo, spesso dotata di ruote per facilitarne il trasporto. L’esempio più a sud tuttora conservato si trova nella chiesa di Santa Maria in Organo a Verona e risale al XIII secolo.

La scultura è esposta dal 4 al 9 aprile 2020 nella chiesa di corte.


L’ingresso di Gesù a Gerusalemme secondo il vangelo di Matteo:
Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: Dite alla figlia di Sion: Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma.
I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».