La casula di Sant’Alboino
La casula con il motivo dell’aquila (pallium aquilatum) è sopravvissuta a mille anni di storia soltanto perché era un ricordo prezioso del vescovo di Bressanone, il sabionese Alboino, venerato come santo della diocesi. Nel Duomo medioevale questo pallio era considerato come una vera e propria reliquia da esporre all’adorazione dei credenti. Notizie documentarie della sua presenza nella sagrestia del Duomo si hanno tuttavia soltanto a partire dal 1550. Notizie più precise sulla datazione del pallio, sulla occasione e il motivo di questo dono al vescovo Alboino, o al suo immediato successore, non esistono. Data la grande preziosità della stoffa della casula, realizzata nella manifattura di un importante centro bizantino, attorno all’anno 1000, dovrebbe trattarsi comunque di un dono imperiale, di Enrico II o di Corrado II. La seta con il motivo dell’aquila, la cui importanza travalica i confini regionali, va comparata alle stoffe egualmente preziose di Auxerre e Aquisgrana (seta con motivo di elefanti).
La spinta a venerare Alboino come santo viene sostanzialmente voluta e sostenuta da Artmanno da Bressanone. Questi fa traslare le reliquie del suo predecessore dal repositorio posto nell’abside laterale destra del Duomo vecchio all’altar maggiore, nel 1141. La casula di Alboino ha lasciato il Tesoro del Duomo assai raramente, per esser esposta in alcune mostre: nel 1860 prese così la via di Vienna e nel 1937, sotto la pressione del governo fascista italiano, la via di Roma. Proprio in quell’occasione, essa venne restaurata nel laboratorio dei Musei vaticani. L’intervento di restauro più recente è dovuto alle mani di Mechthild Flury-Lemberg, nel 1989.








